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sabato 18 giugno 2011

Delle donne liberate Di Enza Li Gioi

Passata la ventata rivoltosa che mi ha condotto alle urne per dare i miei Sì ai referendum dopo anni di astensionismo, e sopita la susseguente gioia per la vittoria (anche se mi chiedo ancora come sia possibile che oltre il quaranta per cento degli Italiani ‘voglia’ il nucleare, ‘voglia’ far privatizzare l’acqua, ‘voglia’ che gentaglia che se la fa a pagamento con le ragazzine la faccia franca eccetera), mi sono concessa un bel pomeriggio di sano ozio davanti alla televisione e ho visto un bel film.
Era la storia di due amiche adolescenti molto diverse tra di loro e del loro modo di porsi di fronte all’incombenza della loro vita futura. Bello e commovente. Una delle due mi somigliava un po’caratterialmente e così il film mi ha visto particolarmente partecipe e particolarmente seccata per tutte quelle cazzo di interruzioni pubblicitarie che talvolta arrivano, importune, addirittura a interrompere una frase.
Quella sta dicendo una cosa che avrei voluto dire io alla sua età e, di colpo, appare una tizia che si rallegra di non avere più quelle disgustose macchie gialle sulle magliette a causa delle sue ascelle iperproduttive e puzzolenti.
L’altra ragazzina parla dei suoi progetti futuri, del fatto che ha trovato un lavoro e una casa dove iniziare una vita indipendente quando, come per magia, irrompe sullo schermo una povera disgraziata che appena uscita di casa tutta in tiro per andare a qualche importante appuntamento, viene colta da un attacco di diarrea che le trasforma il viso in una maschera verdastra.
La ragazzina con la quale mi sono identificata sta ora distesa sul letto ad ascoltare un bellissimo blues da un settantotto giri comperato da uno strano individuo al quale si attaccherà morbosamente, quand’ecco apparire delle femmine in ascensore che si confidano di essere talvolta imbarazzate per il tanfo di piscia che può sprigionarsi dalle loro vesti qualora non usassero uno speciale assorbente. Segue una scena bucolica di donne in bicicletta felicemente tamponate e quindi sicure che quella fontanella guasta che hanno tra le gambe non farà più loro degli scherzi imbarazzanti.
La mia eroina finisce tra le braccia dello strano individuo che le ha venduto il disco e quel poveretto si innamora di lei e senza minimamente esitare molla un’avvenente signora con cui ha da poco intrapreso un rapporto e la cosa si fa davvero, davvero molto interessante anche perché la ragazzina - così come avrei fatto io - sta già con la testa da un’altra parte. Ed ecco una giovane ragazza dalla faccia sofferente che arriva trafelata e in ritardo all’appuntamento con le amiche lamentando un fastidioso prurito intimo.
Il bel film, ridotto dalle interruzioni pubblicitarie a una fetta di groviera, volge intanto all’amarissimo epilogo. La ragazza più saggia, dopo aver tentato di convincere la sua amica un po’ pazzerella ad andare a vivere con lei nell’appartamento preso in affitto in un grigio sobborgo cittadino, ci rinuncia e la mia eroina prende un pullman e parte per destinazione ignota lasciando il maturo collezionista e venditore di dischi d’epoca nelle mani di una spiccia psicanalista. Ma non prima che due note show girl abbiano raccomandato alle donne affette da gonfiore alla pancia (cioè tutte naturalmente!) di fare con urgenza una scorta di un mese di yogurt speciale a base di una bestiolina che si chiama Bifidus Actiregularis (mi viene da ridere solo a pensarci: ma può un enzima - o quello che è - prendere il nome del disciplinato e puntuale effetto che si suppone faccia al pancino delle donne? Ma chi se le inventa queste cose? E la nomenclatura latina di Linneo, prevede il Bifidus? E se sì qual è il suo nome comune? Se la Jena Ridens noi umani la chiamiamo semplicemente iena e l’Allium Sativum lo chiamiamo semplicemente aglio e la Cucurbita Pepo la chiamiamo semplicemente cocomero, come dobbiamo chiamare confidenzialmente il Bifidus Actiregularis? Forse… Bifido Cagone? Mah!)
E i titoli di coda? Voglio sapere come si chiama la ragazzina che mi ricorda tanto me stessa alla sua età. Ma niente. Devo ancora aspettare che una donna dai lineamenti contorti in una smorfia di dolore guardi con comprensione e solidarietà un pesce palla che galleggia in un acquario, ignaro degli scoppiettii e dei rumoreggiamenti che impazzano nella pancia della poveretta affetta evidentemente da un drammatico meteorismo.
E non voglio nemmeno menzionare i primi piani mostruosi volti a ingigantire le rughe fino a farle sembrare crepacci dolomitici, né della cellulite, né dei gomiti e dei talloni ruvidi, né delle smagliature, né delle macchie cutanee, né di tutti gli orrori che funestano la miserabile vita delle donne.
E non voglio neppure soffermarmi troppo su quel bellimbusto che si offre di accompagnare a casa in macchina una bellissima donna e poi declina l’invito a bere qualcosa a casa sua perché vuole soltanto provare l’ebbrezza di guidare quella fantastica auto.
Riassumendo: le donne hanno le ascelle che producono uno schifoso sudore giallastro, si pisciano addosso regolarmente tanto da puzzare come vespasiani abbandonati, si grattano la passera a causa di pruriti intimi di origine misteriosa, la loro vita sociale può essere minacciata da improvvisi attacchi di diarrea, sono stitiche e gonfie a meno ché non si ingozzino di yogurt, sono afflitte da una perniciosa flatulenza e possono essere sdegnosamente mollate per un’automobile.
E parliamo ancora di Quote Rosa?
E quella scimunita della Santanché ha il coraggio di parlare del velo del donne islamiche? Proprio lei che ha una maschera di silicone sulla faccia? Dov’è il suo ardore femminista quando sulle reti televisive italiane si offende di continuo la donna riducendola a una specie di appestata?
Lo credo bene che l’interesse dei maschi si rivolge alla pedofilia. Lo credo bene che si diffonda l’impotenza. E’ normale in una società dove alle donne è rivolto tanto disprezzo fisico.
E le donne che fanno in tutto questo? Niente. Corrono in farmacia a comperare tutti i prodotti dimagranti, anticellulite, antirughe, antismagliature. Leggono trattati di sessuologia per far resuscitare il morto che riposa tra le gambe del loro compagno il quale, gonfio di pornografia, gioca al rialzo delle sue esigenze pena l’inerzia del suo gioiellino. E loro,umiliate di continuo dal generale disprezzo della loro meravigliosa natura, in concorrenza con transessuali, minorenni che offrono sesso in cambio di una ricarica telefonica, viaggi low cost verso paradisi di erotismo esotico, affamate d’amore, scendono sempre più in basso in una nauseante deriva di disponibilità canina.
A trent’anni già si chiedono se per caso non sono troppo vecchie mentre settantenni panzoni non esitano a proporsi sessualmente a ragazze di vent’anni.
C’è stato un momento peggiore nella vita delle donne? Fatti i dovuti distinguo e analizzati attentamente i momenti storici del passato, io credo proprio di no.
Questo è il momento peggiore per le donne. Il peggiore di tutta la loro storia perché la convinzione generale, l’orribile inganno in cui tutte siamo cadute, è che ci sia stata un’emancipazione e addirittura una liberazione.
Riflettiamo donne, riflettiamo.

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