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lunedì 8 agosto 2011

Haiku e "schegge". di Costantino Cittadini

Perché le «schegge»? Avevo provato a scrivere Haiku, che in un contesto diverso da quello originale sono mutilati, a meno di non essere esperti di cultura giapponese. Come probabilmente molti altri, la cosa che mi colpisce dell'haiku è l essenzialità e la capacità di raccontare mondi facendo espandere nella sensibilità del lettore concetti compressi ad arte in diciassette sillabe. E credo di essere caduto nella trappola di credere che quel numero magico, il diciassette, avesse il potere di disciplinare la sintesi di questi mondi.
Ma ho riflettuto che probabilmente non è così, non per noi che veniamo da una cultura alquanto aliena all'animismo orientale, rigidamente legata al pensiero classico, che i successivi Cristianesimo e Modernismo, in fin dei conti, nei presupposti, hanno intaccato ben poco.
Nella nostra concezione empirica, il numero trovato da Basho, al di la della provenienza da forme e tradizioni più antiche, e a me piace pensare che la forma dell'haiku abbia un significato ben preciso (e nascosto) legato al satori, trovato osservando la natura, con l'occhio penetrante dell'illuminato che riconosce un anima in ogni creatura, compresi i vegetali e le rocce, perde il suo significato e il suo valore.
In più, forse per effetto della globalizzazione, e dell'espansione contaminazione che la cultura occidentale ha avuto sul paese del'haiku, si è diffusa nei tempi attuali in Giappone una forma chiamata Jiyuritsu, che è libera, che non tiene conto del Kigo, cioè la parola riferita alla «stagione», e che è più concentrata sull'uomo, visto nel suo sistema sociale.
Un segno evidente della «crisi della natura» derivata dalla società industriale. L'ecosistema non è più quello dell'haiku tradizionale, i mondi espressi dalla natura, intesa ovviamente come il «tutto», risentono dell'espansione dell'ecosistema sociale umano, che colonizza «tutto il resto». La rana di Basho è diversa dalla rana post industriale, proprio perché non è «sganciata» da tutto il resto.
Tuttavia non ho chiamato i miei componimenti Jiyuritsu Haiku, ma ho inventato il nome di «schegge», che forse è anche provvisorio, forse è anche poco felice. E' una questione di rispetto per una tradizione straordinaria. E' anche un modo di riconoscere la mia ignoranza in una questione così delicata. E' anche il frutto di una mia visione della letteratura, che io intendo come un fatto artistico ma anche come un fatto eminentemente sociale. La narrativa racconta storie, la poesia interiorità. Ma più di altre discipline, la natura linguistica dell'arte scritta rende questa un fatto intriso di vissuto e realtà quotidiana, mentre le arti figurative e la musica sembra pertengano più al sogno e all'immaginazione. E per quanto mi riguarda le uniche storie intorno alla persona che mi interessano sono quelle in cui questa è parte di una società di suoi simili.


Di seguito alcune "schegge".

i.
Si, le parole sono medicine.

ii.
Anomia, discorso, reificazione. Per ogni malanno consulto l'Enciclopedia.

iii.
L'inconscio collettivo? Un tappeto di rettili.

iv.
E ora, spingere il Teatro verso il cielo, please.

v.
Come si combatte la pazzia? Con un'altra pazzia uguale e contraria.

vi.
La mia testa è un cavallo senza indiano.

2 commenti:

  1. Ko-stan-tin
    mi piace l'attenzione verso le culture asiatiche , che condivido . Per quanto riguarda l'haiku credo che sarebbe più proprio parlare di diciassette parole piuttosto che di diciassette sillabe , nella misura in cui ogni "sillaba" (espressa graficamente da un ideogramma), è un vero e proprio concetto che poi spesso si combina in ideogrammi più complicati a formare concetti più complicati . Non so se il 17 abbia un significato particolare nella cultura giapponese . Sicuramente è un numero piccolo di parole . Ma qui mi viene in mente il modo estremamente più sintetico , intuitivo e olistico che ha sempre avuto la loro cultura rispetto a quella occidentale più analitica e parolaia . Quindi un piccolo numero di parole codificato e rituale può essere non male per esprimere intensi momenti emotivi . Comunque le tue schegge sono belle .

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  2. Ciao, Goragh, innanzi tutto ti ringrazio per il feedback e i complimenti.... cercando ancora materiale sulla teoria dell'haiku ho incontrato un testo che spiegava come il 5-7-5 in giapponese suoni "cantilenante" e facilmente memorizzabile. Pare addirittura che ci siano parecchi proverbi giapponesi che usano questo metro, se non ricordo male.
    Per quanto mi riguarda le schegge sono una scappatoia dall'ermetismo nel quale tendo continuamente a "scadere". Perché se è vero che una poesia ermetica, se scritta bene può essere bella, se è anche vero che il godimento della poesia precede e non implica la comprensione della stessa, io per mio gusto personale ho sempre ammirato i poeti che riescono a parlare chiaro.
    Se sono spontaneo raramente riesco a descrivere chiaramente a parole quello che ho dentro. Lo Haiku è un parlare per immagini ma non in senso descrittivo, se è chiaro ciò che intendo. Se parlo per immagini senza pormi limiti di "lunghezza" il risultato è un quadro che a me suona "troppo confuso", e che non riuscendo a mettere ordine nelle mille cose che vorrebe dire alla fine corre il rischio di non dire niente....

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