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mercoledì 14 dicembre 2011

ACROSTICABILMENTE di Enza Li Gioi


L’acrostico è un passatempo per poetastri come me e Poeti come alcuni di voi. Si tratta di usare le lettere che compongono una parola o una frase e farle diventare le iniziali di ogni verso poetico o pseudo tale.
Alcuni usano le lettere come iniziali di intere frasi ma io preferisco la più difficile arte (si fa per dire) di andare a capo riga a ogni parola.
E mi piace anche usare, come punto di partenza, non singole parole ma intere frasi tratte da capolavori della grande Poesia. E’ un’operazione di riciclaggio, insomma, che risponde alla domanda “se io usassi le stesse parole del Foscolo o del Leopardi, o persino di Dante Alighieri, cosa ne verrebbe fuori?”
Eh sì, se gioco mi piace giocare duro.
Il bello è che quello che ne viene fuori, pur essendo pensato solo al dieci per cento, ha un suo senso. A volte mi pare incredibile e mi domando se per caso dentro di me non ci sia un’altra persona che mi impone una scrittura automatica. Una persona che, a giudicare dai testi che seguono, sembra piuttosto incazzata, ma anche disincantata, e ironica e, se vogliamo proprio dirla tutta, addirittura un po’ pericolosetta.
Comunque sia, meglio lasciarla lì a comporre acrostici con le parole degli altri. Perché se uscisse sarebbero c…..
Guardate qui di seguito cosa combina questa ragazzaccia e poi, se vi viene voglia, provate anche voi a giocare agli acrostici. Chissà che non ci siano dei ragazzacci anche dentro di voi.
E poi mandateli a questo blog mi raccomando. Potrebbe venirne fuori qualcosa di interessante. Non so gare, concorsi, kermesse… o anche niente.
Però è divertente assai.


Vero è ben Pindemonte (Ugo Foscolo I Sepolcri)

Vincere
è
risibile.
Ogni
essere,
bruscamente
estirpato
nascendo,
prova
invidia
non
desiderio.
E
mortalmente
odia
nascere
temendo
esecuzioni.





La donzelletta vien (Giacomo Leopardi Il sabato nel villaggio)

Liberamente
amo
drogarmi
ogni
notte
zigzagando
estasiata,
leggera,
lucidamente
ermetica,
tutta
tesa
a
vanificare
idiozie
e
nonsense.

La pargoletta mano (Giosuè Carducci (Pianto Antico)

Lacci
aderenti
premono
addosso
rigando
gole
ostruite.
Liberarsi
è
tassativo.
Trepidamente
aspettiamo
momenti
adatti,
negandoci
ovvietà


Dato il mortal sospiro (Alessandro Manzoni Il Cinque Maggio)

Dovunque
andrai
ti
ospiteranno
in
lucenti
magioni
offrendoti
rituali
antichi.
Licenzierai
servitori
ostili
spingendoti
per
inesplorate
regioni
oltremare.


Stette la spoglia immemore (Alessandro Manzoni Il cinque maggio)

Stiamo
turati
entro
torbide
tane
lenendo
ansietà.
Sebbene
pavidi
osiamo
grandi
libertà
in
anarchiche
imprese
maldestramente
mimate.
E,
moderati
ometti,
rinunciamo
esausti.


Lasciate ogni speranza (Dante Alighieri Divina Commedia – Inferno)

Lugubremente
agitiamo
solitari
cartelli
in
attese
tragicamente
estenuanti.
Oggi
grondiamo
noia
Ieri
spezzavamo
pani
emulando
riservati
antieroi,
navigati
zeri
assoluti.

Ei fu siccome immobile (Alessandro Manzoni (Il Cinque Maggio)

1.

Ella
indossa
fiori,
uve
selvatiche,
iris
colorati,
come
odalisca
misteriosa
e
ingenua.
Mirabile
madonna
olezzante
bramosia
innocente,
lasciati
espugnare!

2.

Esecrabili
intellettuali
farete
urlare
sirene
isteriche
cantando
cupe
ovvietà.
Miserabili
ebeti,
imbecilli
madornali,
mandate
ogni
bestialità
in
lontani
esili.


Silvia rimembri ancora (Giacomo Leopardi A Silvia)

Siamo
insicuri,
lucidamente
violenti,
intimamente
apatici.
Rimestiamo
inutilmente
merda
e
mestamente
bruciamo
rifiuti
indistruttibili.
Amiamo
negare
con
ostinazione
ricordi
amari.


1 commento:

  1. carina sta cosa . sono sicuro che cattura 'n sacch'e gente ... manciatenkazz'a faaa !!!???

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