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giovedì 1 dicembre 2011

In memoria di Saverio Tutino

Penso a Saverio Tutino che è stato direttore responsabile della mia rivista LETTERE - Il Mensile dell'Italia che Scrive, la bellissima rivista letteraria che ha dato il nome al mio caffè letterario. Saverio, un grande giornalista fondatore dell'Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano e insuperato biografo di Che Guevara, è morto oggi all'età di 88 anni: Da un pezzo non stava bene e mi mancava già molto. Lo ricorderò sempre con affetto e ammirazione e gli mando un bacio che spero lo raggiunga dovunque sia.
Enza Li Gioi

Pubblichiamo l'editoriale che Saverio Tutino scrisse per il numero 10 della rivista Lettere.





Il viaggio della nostra mente di Saverio Tutino

La conoscenza del passato essendo insufficiente per capire il presente, i giovani dovrebbero essere destinati per legge a governare nei momenti di crisi come quelli che viviamo. Cosi il futuro sarebbe garantito come portatore di automatici miglioramenti nell'esistenza dell'umanità. La storia mostra infatti che gli anziani fanno meno tesoro dell'esperienza passata, di quanto non ne facciano i giovani non fidandosi dei vecchi che la scrivono. Cosi l‘avvenire rimane naturalmente in balìa di un destino imprevedibile, anche se si crede di conoscere il passato, e di essere capaci di applicare al presente l'esperienza compiuta, debitamente meditata. E' che non teniamo conto della mente del viaggiatore. Del presente, siamo più portati a ingrandire le immagini delle novità che a valutare l’esperienza accumulata nel tempo e nello spazio percorso per arrivarci. 
Non siamo in grado di pensare con la mente del viaggiatore: in quale misura il viaggio agisce come una forza che muta il corso della storia umana? Eric J. Leed ha cercato di dare una risposta scrivendo un libro (La mente del viaggiatore, ll Mulino, 1992) che e un classico al riguardo.
Non siamo nemmeno invogliati a sommare qualche evento degli ultimi cento anni per cercare di vedere dove la civiltà occidentale, con tutta la sua cultura, ha sbagliato nel valutare i propri fallimenti nel passato per cercare di correggerli nel futuro. Lo slogan più clamoroso che ha saputo produrre la cultura storica della società più avanzata, dopo tanti progetti falliti in Occidente e in Oriente nel Novecento, e stato quello coniato negli Stati Uniti da Francis Fukuyama negli anni Ottanta, quando ha annunciato che eravamo arrivati alla "Fine della storia". Invece il futuro dell’uomo sembra piuttosto riservarci un rilancio della storia in una direzione progettuale diversa da quella applicata finora - per esempio - dai tecnocrati che orientano le scelte della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. 
Cosi il viaggio della nostra mente potrà continuare più interessante che mai. In Occidente, la lezione del passato, più o meno buona per capire il presente e preparare un futuro migliore sulla scorta delle esperienze, fatica ancora a passare nelle nostre menti, Ma adesso si viaggia. Ci voleva un professore di economia di origine asiatica, di nome Amartya Sen, per venire a stimolarci affinché cambiassimo argomento nelle nostre conversazioni, Negli anni Ottanta, finita l’epoca delle guerriglie comuniste in America Latina e dei movimenti di liberazione anticoloniali in Asia e in Africa, gli esperti del Fondo Monetario e della Banca mondiale hanno saputo riproporre, sul piano globale, solo la vecchia ricetta di creazione della ricchezza basata sulla piena indipendenza dell’economia, al di fuori dei controlli della società. Le conseguenze di questa politica sono sotto i nostri occhi: la cosiddetta crescita economica  crea ingiustizia e miseria in aumento, disoccupazione e arretramento sociale. Se non è subordinata a uno sviluppo della democrazia, la ricchezza non serve a niente. Come dice Alain Touraine, ci si e accorti che i fattori non economici sono sempre più importanti nello sviluppo economico: per esempio dare la priorità alla produzione invece che agli scambi, anche se la legge del mercato non vuole. Nel suo libro Sviluppo come libertà, riflettendo con mente aperta sulla lezione del passato più recente, il professor Sen sostiene che non e il progresso economico ad aprire le porte alla libertà.
Nell’era della globalizzazione tutto il mondo ne ha meno di prima. Negli anni Ottanta, in Europa si parlava solo di ricchezza crescente, di occasioni per operazioni finanziarie vincenti, di tangenti alla portata di tutti. Ma il fenomeno passeggero dell’aumento della ricchezza si è risolto in una diffusione della disoccupazione e di nuova poverta: come si può constatare a proposito dell'America latina, l'incremento del benessere dei benestanti “è servito solo a far crescere di pari passo la corruzione e fare sorgere fortune fantastiche in modo poco pulito” (cito da un articolo dello scrittore peruviano Mario Vargas Llosa). Là come qui, tutto questo porta ad aumentare “la delusione e il risentimento di molti contro la democrazia”. 
Quanti, fra economisti e sociologi, sanno leggere nella natura delle forze che agiscono nella storia dell‘uomo dicono una cosa semplice: la storia non puo essere una successione lineare delle cause che spiegaho il presente: quando diciamo che il vero sviluppo non é economico, ma politico, culturale e istituzionale, e che è fatto prima di tutto di educazione e istruzione vogliamo dire che dal grado di libertà che sapremo difendere dipende se riusciremo a garantire una prospettiva migliore nel domani globale che ci aspetta. La nostra libertà nel presente ci permette di immaginarlo: bisogna garantirla anche ai poveri del mondo. A partire da oggi, dunque, la responsabilità è nostra. Nessuno ci impedisce di sapere come stanno le cose. Ci insegna Leed che la mente del viaggiatore è mutata dai tempi dell’Odissea a quelli del turismo globale; in questo senso è mutato il corso della storia. Adesso, viaggiare è una fonte di libertà e di conoscenza di sé: l’uomo moderno, che sa mettere in relazione il cammino della vita con lo sviluppo della coscienza civile in tutto l’ universo, si incammina verso un futuro di più effettiva consistenza del proprio ruolo. 
Questo futuro - se non sbaglio - l’abbiamo visto nascere nel nostro passato, anche all'inizio del viaggio. E' vero che il passato esiste solo nella memoria mentre le cose future in natura non esistono affatto, come diceva Hobbes. Ma il presente ci permette di sentirci protagonisti e non solo osservatori. Dobbiamo approfittarne. 


Saverio Tutino

1 commento:

  1. "La conoscenza del passato essendo insufficiente per capire il presente, i giovani dovrebbero essere destinati per legge a governare nei momenti di crisi come quelli che viviamo. Cosi il futuro sarebbe garantito come portatore di automatici miglioramenti nell'esistenza dell'umanità."
    Ecco , potremmo cominciare da qui per uno scazzo di lunga durata sicuramente proficuo per entrambi . Solo il fatto che conosco la tua buonafede e la tua autenticità mi fa accettare di sproloquiare su certe inanità , chiaramente inani se vengono prese alla lettera , ma spero appassionatamente che il tuo buon Saverio non intendesse queste affermazioni valide nel loro senso letterale . Ma penso anche , conoscendo il tuo "cuore" , che tanto conta forse la conoscenza diretta dell'uomo , così sincero e non prono , da essere degno di attenzione e di rispetto , qualunque cosa sostenesse . A frappé
    Giorgio

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