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martedì 4 settembre 2012

AOH MAKOME PARLI !? la povertà lessicale dei ragazzi


   

 Le generazioni che stanno crescendo in questi anni dovrebbero porre qualche preoccupazione a tutti quelli che sono interessati allo  sviluppo armonico di tutte le loro potenzialità. Mi rendo conto di avere una spcie di fissazione su questa cosa e di avere una tendenza a rompere il grappolo a tutti. Anche nell'associazione in cui faccio volontariato ho spinto e collaborato alla stesura di un progetto sul recupero linguistico dei ragazzi, che non ho potuto più seguire, perché troppo occupato in varie cose.

      Ci sono dei vuoti nella crescita dei nostri ragazzi/e.  Non parlo naturalmente di casi personali, ma di un calo diffuso della cultura, o, meglio, di tanti punti di riferimento nelle storie, o nella storia, che erano comuni, condivisi. Criteri, miti, senso comune, racconti, perfino modi di dire, che fanno parte delle radici di una comunità. Sulle quali poi crescono naturalmente le differenze. Tutto questo sembra sciolto, fuso, vaporizzato.

      E' troppo spesso difficile, parlare ai ragazzi con un linguaggio proprio, in una lingua che dovrebbe essere quella comune; l'impoverimento linguistico è allarmante, o almeno, a me allarma, ma dovrebbe allarmare tutti credo, se si pensa a quanti effetti nefasti può avere.

      Per capirci: nel secolo scorso, mentre ero studente di Economia, ho aiutato episodicamente nello studio due studentesse di medicina, non per amore della medicina, ma per "amore" loro. Mi sono accorto che avevano qualche difficoltà a capire bene quello che leggevano, e mi sono allarmato naturalmente. Ma la distanza da una lingua corretta è diventata abissale rispetto quella delle due belle del secolo scorso, e non è il caso di sottovalutare; qualunque "carriera" i ragazzi/e decidano di percorrere. Perché anche non riuscire a leggere un romanzo, una poesia, un articolo d'un giornale o le istruzioni d'una macchina, è una sciagura.

      Devo dire anche che l'impoverimento linguistico non è solo dei ragazzi, per loro è esagerato, ma coinvolge tutti, anche quelli per cui la parola è professione; educatori, giornalisti, televisione, perfino teatro e cinema, della rete meglio tacere. E non parlo di una lingua aulica, non amo affatto una lingua immobile nel tempo; certe anticaglie, che qualcuno ancora spaccia per lingua colta, è meglio lasciarle ai loro tempi e usare i costrutti attuali, consolidati naturalmente.

      Qui il discorso s'allarga e tocca forzatamente accennare a vari argomenti correlati. Primo: se tutto questo fosse dovuto a una crisi evolutiva del linguaggio, come solo in parte è, il problema sarebbe diverso. Perché insieme alla gran monnezza e storpiature ci sarebbe anche abbondanza di neologismi belli ed efficaci, che invece sono molto rari, dei quali, quando li becco, io mi approprio con gusto. Mi diverto anche ad inventarne ogni tanto. Ma invece questo è soprattutto un restringimento, un perdere peso e pezzi, un impoverimento appunto. Ho già detto che questa lingua è ridotta a venti parole più un'altra decina di mozziconi, niente di più purtroppo.

      Secondo: c'e una caratteristica di qualsiasi linguaggio articolato che è un problema e allo stesso tempo un'estrema bellezza. Non so come la chiamino "quelli kanno studiato", per me è la ridondanza semantica, il potere meraviglioso che hanno le parole e le frasi di evocare tanti altri sensi oltre a quello entro cui deve imprigionarle un discorso se vuole essere univoco. Un discorso univoco deve mettere robuste e ben tirate briglie alla "bestia". Un discorso che vuole essere poetico invece deve allentare le metaforiche briglie e consentire ai sensi ridondanti di fare la loro danza. Io credo che non bisognerebbe mai lasciare sciolte del tutto le briglie, bisogna dirigerla 'sta danza o c'è il rischio di ottenere l'effetto naka.kata, ma questa è solo una mia opinione.

      Tornando al problema della povertà lessicale, nel caso dei ragazzi da 20 parole+mozziconi, si può parlare al massimo di stitichezza semantica, non certo di ridondanza, ed è una gran tristezza. Avevo già scritto di questo argomento QUI, e ogni volta che attacco le mie geremiadi sulle generazioni a cui manca solo la parola, la scarsezza delle reazioni di chi mi ascolta o mi legge mi scoraggia.

       La maggioranza sembra proprio tiepida, mentre per me ci vorrebbero progetti almeno regionali, coinvolgimento di insegnanti e genitori, trasmissioni televisive coinvolgenti per gli adolescenti "SMS,TVB", recupero dei classici e quantaltro. Ma forse è troppo pretenderlo da ministeri e governi che, ognuno in maniera diversa per carità, hanno permesso che la scuola, negli ultimi decenni, andasse a ramengo.

Giorgio Spignese






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