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Presentazone del blog


Ciao a tutti,
dopo lunghe riflessioni ho deciso di aprire questo blog perché come molti (e forse troppi) ho il vizio incoercibile e irrefrenabile della scrittura. Vizio contratto fin da piccola, fin da quando cioè le storie hanno incominciato a invadermi il cervello procurandomi emicranie e strane febbriciattole che ancora perdurano e non passano finché non prendo una penna in mano (eh sì, scrivo ancora così e poi riscrivo al computer) e non incomincio a buttare giù il racconto che mi assilla in una frenetica e forsennata detumescenza creativa. E anche dopo i personaggi creati dalla mia fantasia continuano a vivermi dentro come se esistessero davvero e persino i luoghi in cui si svolgono gli eventi descritti nelle mie storie mi fanno saltare un battito del cuore ogni volta che ci passo davanti o li attraverso a piedi, in macchina, in autobus, in treno.
Capita anche a voi per caso?
Se le cose stanno così e pensate come me che in tempi in cui gli unici a pubblicare libri sono i soliti noti, gli ineffabili malandrini, le contraffatte dame di potere, le veline, le letterine, le escort e altri cascami di questa società dissennata, se è caduta in voi ogni speranza che ci sia negli editori un reale interesse verso nuove voci della letteratura e della poesia e sguardi diversi sulla realtà, se pensate che gli editori fanno quel mestiere con lo stesso spirito con cui farebbero gli allevatori di polli o i produttori di saponette, se vi siete rassegnati a non vedere mai pubblicato un vostro lavoro se non a pagamento, scrivete su questo blog.
Certo, ci sarà una scrematura ma non sarà severissima e comunque è mia opinione che già il fatto di scrivere sia un segnale positivo in questo nostro devastato panorama culturale.
In questo progetto non sono sola (e spero al più presto di essere in grande compagnia). Poiché di computer non capisco quasi niente (però incidentalmente sono anche su Facebook) e l’unica funzione che uso è quella della scrittura, mi darà una mano il mio amico, Costantino Cittadini, poeta pregevole e cantante blues di notevole stazza (anche fisica) che come Elvis Presley è un bianco con la voce da nero.
Che dire ancora? Come incominciare? Come rompere il proverbiale ghiaccio?
Con qualche cenno biografico direi, no?
Ma non temete lunghe menate sulla mia vita. Mi limiterò alla parte che qui ci interessa e cioè quella letteraria. Intanto va detto che ho pubblicato tre romanzi (Civico 38 - 1998 Maremmi Editori, Amici di Penna – 2003 L&C Libri, Il Posto dei Palloncini - 2009 L&C Libri). Tutti con una vena noir o forse semplicemente un po’ cinica e cattivella.
Dal 1999 ho un caffè letterario a Roma nel quartiere di Trastevere  (Lettere Caffè) che ormai è diventato un luogo di culto per poeti, musicisti e artisti di vario genere (www.letterecaffe.org) e che ha preso il nome da una rivista letteraria che avevo fondato nel 1998 per i tipi della Pineider.
Dirvi che quella è stata un’esperienza esaltante è riduttivo. La rivista che si chiamava Lettere - Il Mensile dell’Italia che scrive, era distribuita in tutta Italia in trentamila copie e aveva un comitato scientifico con nomi come Dario Fo, Oliviero Beha, Margherita Hack, Mario Monicelli, Monica Vitti, Maurizio Costanzo, Sabino Acquaviva, Giorgio Albertazzi, Elena Gianini Belotti e altri. Il direttore responsabile era Saverio Tutino, uno dei fondatori de La Repubblica. Io ne ero l’orgogliosa ideatrice e il direttore editoriale mentre Riccardo Mannelli era il prestigioso art director. L’avventura finì in meno di due anni. Il motivo non ho bisogno di spiegarvelo in un Paese dove Chi, Novella 2000 e Diva e Donna vendono milioni di copie, no?
Il numero zero della rivista uscì con un’intervista a Mario Monicelli che venne anche alla presentazione della testata in Campidoglio. Il numero uno invece aveva in copertina, ritratto da Mannelli, Giulio Andreotti, che all’interno scriveva nientemeno che una lettera al Diavolo. Ne parlarono tutti i giornali.

Qui sotto una cronaca del mio incontro con Giulio Andreotti e le copertine del numero zero e del numero uno della rivista. Di seguito ancora la lettera scritta da lui in esclusiva per Lettere.

Più avanti vi regalo un mio racconto (cosa che capiterà spesso per i motivi che vi ho già descritto) e un paio di poesie di Costantino Cittadini.
Preparatevi perché non ci fermeremo qui. E affrettatevi a mettere in bella copia tutta la roba che avete nel cassetto. Poi mandateci gli scritti in cui credete di più con una liberatoria in cui ci autorizzate a pubblicarli.

Potete anche scrivere lettere, ma non a noi, bensì a tutti quelli a cui vorreste dire qualcosa e, come già nella rivista Lettere, in queste missive potete esprimere amore, odio, invidia, passione, lussuria, noia e via dicendo. Non tenetevi dentro niente. Scrivete, scrivete, scrivete! (Ma leggete anche, eh? Gira voce che gli Italiani scrivano più di quanto leggano).